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Non tutte le collezioni finiscono bene

“Ho comprato un microfono cinese: è venuta meglio?” chiese lui. “Devi stare un po' più lontano e smettere di giocherellare con le monetine quando parli. Per il resto, bene”, rispose l’altro

Superato l’imbarazzo dell’esordio, abbiamo deciso di ricominciare subito a registrare. La divisione dei compiti è chiara: parliamo entrambi, poi Riccardo fa il montaggio audio super-analitico e Antonio scrive qualche testo un po' situazionista sperando che gli vada liscia.

In questa puntata abbiamo parlato di libri, tanto per cambiare: da “Matematica Rock” di Paolo Alessandrini ai saggi scritti male. Abbiamo parlato ancora di traduzioni da lingue note e meno note e dei trucchetti delle case editrici per risparmiare un po' di soldi, dei Beatles (mannaggia a loro quanto erano bravi) e della stampa 3D. Poi, per ritornare ai libri, finisce sempre che parliamo di Riccardo Falcinelli, che di libri sulla grafica ne ha fatti di notevoli incluso “Fare i libri” sui dieci anni da Minimum Fax. Ma siccome non ci basta, abbiamo parlato anche di “macchine per scrivere” o “da scrivere” (scegliete voi, tanto secondo la Crusca va bene uguale), della scrittura senza editing, della Olivetti Valentine tutta rossa progettata da Ettore Sottsass e del Neo di AlphaSmart, di come si va a giro in autostrada negli Usa senza prendere multe (bisogna adeguarsi alla massa, far parte del gregge) e poi abbiamo chiuso in tristezza con una progressione minore discendente parlando di collezioni di libri che finiscono male, molto male. Ma proprio male male male (oh yeah).

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